Martedi, Luglio 25, 2017 /
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Dalla crisi economica al messianesimo di Sabbatai Zevi

Dalla crisi economica al messianesimo di Sabbatai Zevi

Insieme alla crisi economica e politica della Serenissima, iniziò anche la parabola discendente della comunità ebraica: la pressione fiscale sulle nazioni del ghetto si fece sempre più gravosa. Non trovando fra gli iscritti capitali adeguati per il mantenimento del mercato creditizio, l’università si rivolse – dalla seconda metà del Seicento – all’esterno, accumulando nel corso degli anni un debito considerevole. Il progressivo peggioramento della situazione favorì, inoltre, un lento flusso migratorio dal Ghetto Vecchio verso i porti del Tirreno o verso Amsterdam, alla ricerca di più sicure condizioni di vita.

Anche il miracoloso equilibrio culturale che aveva fatto fiorire nella prima metà del secolo accademie di musica e cenacoli culturali, sembrò a questo punto definitivamente compromesso. Intorno al 1660, Sabbatai Zevi di Smirne (1626-76) si proclamò Messia e un vento di rinnovato misticismo percorse i ghetti europei. Gli ebrei di Venezia risposero al movimento messianico con sentimenti contradditori, tensioni irrazionali da un lato, prudenza dei rabbini locali dall’altro.

In questa situazione confusa, intervenne la beffa di Sabbatai, che nel frattempo si era convertito all’islamismo. Così, per gli ebrei veneziani, nell’ultimo secolo di vita della Serenissima, spenti anche gli ardori di quella improvvisa bufera mistica, la situazione si fece critica: nel 1737 la comunità dichiarò fallimento.

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