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Notizie La nuova Israele, 19 architetti alla Biennale per costruire il futuro dello Stato ebraico
14Set2008

La nuova Israele, 19 architetti alla Biennale per costruire il futuro dello Stato ebraico

Ha aperto i battenti alla presenza dell’ambasciatore di Israele Gideon Meir in occasione dell’undicesima Mostra internazionale di Architettura nei giardini della Biennale di Venezia, il nuovo Padiglione Israeliano destinato a presentare ai visitatori di tutto il mondo i progetti e il lavoro di alcuni dei migliori architetti dello Stato ebraico

Ha aperto i battenti alla presenza dell’ambasciatore di Israele Gideon Meir in occasione dell’undicesima Mostra internazionale di Architettura nei giardini della Biennale di Venezia, il nuovo Padiglione Israeliano destinato a presentare ai visitatori di tutto il mondo i progetti e il lavoro di alcuni dei migliori architetti dello Stato ebraico. Nel suo intervento l’ambasciatore, elogiando i 19 architetti israeliani che hanno presentato la loro opera, ha assicurato: “Vedrete un nuovo aspetto di Israele non visibile abitualmente attraverso i mass-media, conoscerete Israele oltre il conflitto, come il paese vivo, produttivo, qual è; un laboratorio di idee, tradizione ed innovazione”. La mostra intitolata “Architettura in continuum” pone l’attenzione sul concetto di “addition”, aggiunta architettonica, connesso alla futura necessità delle città di crescere verso l’interno, sviluppandosi in densità ed altezza, piuttosto che continuare ad espandersi verso l’esterno.
A causa di una società eterogenea e conflittuale, in 60 anni di attività costruttiva, Israele ha dovuto risolvere l’immediato senza avere la possibilità di progettare gli spazi in una prospettiva a lungo termine. La consapevolezza dell’improvvisazione, di cui sono esempio alcuni insediamenti, ha condotto alla creazione di un ambiente caotico e ha portato ad una cultura di “accaparramento” degli spazi.
Le aggiunte sul costruito, siano esse di natura informale o controllata, riflettono una necessità che il progetto originale non aveva previsto o forse non poteva prevedere, pertanto le aggiunte architettoniche si pongono come la sfida più grande per il futuro assetto urbanistico di Israele: progettare con flessibilità per riuscire poi ad integrare al costruito i possibili cambiamenti non previsti in origine. I tecnici del settore dovranno quindi considerare il loro lavoro come l’anello di una catena, nella prospettiva futura di poter sostituire, aggiungere e rimuovere.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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