Venerdi, Settembre 22, 2017 /
ItalianoEnglish
Notizie Riccardo Calimani: "Storia del ghetto di Venezia dalle origini ai nostri giorni"
10Gen2013

Riccardo Calimani: "Storia del ghetto di Venezia dalle origini ai nostri giorni"

"Gli ebrei non sono più intelligenti degli altri, ma di sicuro sono più inquieti. La precarietà assoluta, giorno per giorno, le espulsioni e la necessità di forgiare un'identità che si contrapponga all'identità cristiana dominante ha generato nel tempo una grande ansia, che qualche volta ha prodotto effetti positivi". Questo uno degli spunti proposti durante la lezione di Riccardo Calimani, dedicata alla storia del ghetto di Venezia dalle origini ai nostri giorni, tema che lo scrittore ha affrontato in diversi libri pubblicati negli anni, a partire dal primo del 1985: "Storia del Ghetto di Venezia".

"Gli ebrei non sono più intelligenti degli altri, ma di sicuro sono più inquieti. La precarietà assoluta, giorno per giorno, le espulsioni e la necessità di forgiare un'identità che si contrapponga all'identità cristiana dominante ha generato nel tempo una grande ansia, che qualche volta ha prodotto effetti positivi". Questo uno degli spunti proposti durante la lezione di Riccardo Calimani, dedicata alla storia del ghetto di Venezia dalle origini ai nostri giorni, tema che lo scrittore ha affrontato in diversi libri pubblicati negli anni, a partire dal primo del 1985: "Storia del Ghetto di Venezia".

Una presenza, quella degli ebrei a Venezia, raccontata in due appuntamenti, promossi dalla sezione veneziana dell'Adei Wizo, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Venezia e il Museo Ebraico. Il primo appuntamento svoltosi il 2 maggio, aveva affrontato il periodo storico prima della nascita del Ghetto con la lezione di Renata Segre, studiosa di storia ebraica e autrice di molti volumi sulla storia degli ebrei in Italia.

Come incipit dell'intervento Riccardo Calimani ha posto l'attenzione sulla curva di decadenza della popolazione ebraica. Gli ebrei a Venezia erano circa 1200 prima della guerra, 1000 nel 1946, circa 800 negli anni '70; oggi la Comunità è composta da circa 430 iscritti. I piccoli gruppi hanno però sempre alcune caratteristiche peculiari: non hanno ricambio e sono molto litigiosi. Alla vigilia del 1527, il sacco di Roma, gli aragonesi litigavano furiosamente con i castigliani. Durante il boicottaggio del porto di Ancona, la comunità ebraica della città portuale si schierò da una parte e quella di Pesaro dall'altra. Una volta un rabbino dovette spiegare a un inviato del papa che non era da stupirsi di questa tendenza, visto che gli ebrei non sono sempre d'accordo, ogni gruppo e ogni ebreo ragiona in maniera differente.

Nella storia della diaspora europea e della presenza ebraica nella Penisola, l'esperienza del Ghetto di Venezia è qualcosa di unico e inimitabile. Gli ebrei prima dell'espulsione dai domini spagnoli, risiedevano in Sicilia già dal Medioevo, erano poi presenti in Puglia e a Roma. La componente ebraica nazionale è quindi sempre stata molto variegata, una componente che si arricchì con l'arrivo dei provenzali e degli ashkenaziti dal Nord Europa. La singolarità dell'esperienza ebraica a Venezia è legata però a un fenomeno che non è veneziano, ma italiano: i cristiani non potevano prestare denaro a interesse e gli ebrei vennero spinti a poco a poco a fare un mestiere che ad altri era proibito, sebbene ai tassi imposti dalla Repubblica, diventando a tutti gli effetti, tra il 1300 e il 1600, i banchieri d'Italia. Ma quanti erano gli ebrei? Molto pochi, si parla, nel 1500, di 30mila su una popolazione italiana di circa 10 milioni di abitanti. In quegli anni tutti gli ebrei del Veneto confluirono a Venezia dove potevano risiedere in condizioni di apparente libertà.

La reazione della Chiesa, che trovava nell'ebreo la negazione del fondamento stesso della religione cristiana, spinse però Venezia ad accettare i prestatori ebrei, a patto che fossero rinchiusi in un'area circoscritta. Questo è il primo fondamento dei rapporti tra Serenissima ed ebrei veneziani e a onore della Repubblica bisogna dire che, rispetto ad altre situazioni in Italia, essa non ruppe mai i rapporti stipulati con la prima condotta. Agli ebrei era garantita la permanenza a Venezia finché assicuravano l'apertura dei banchi di pegno, avevano il loro cimitero, le loro sinagoghe, che però non dovevano essere troppo visibili.

Con l'espulsione del 1492 dalla Spagna e successivamente dal Portogallo, arrivarono gli ebrei levantini, mercanti e fenatori, che diventarono presto fili invisibili del commercio veneziano nel mediterraneo. La convivenza all'interno del Ghetto tra le due nationi, levantina e tedesca, non fu mai facile, così diverse per storia, interessi e tradizioni. Agli inizio del '600 arrivano i ponentini che risiederanno nel ghetto novissimo, un quartiere molto più ricco caratterizzato da veri e propri palazzi veneziani. Da questa fucina di culture, nel corso del '600, emergono personaggi che vale la pena di ricordare: Leon da Modena in primis, rabbino brillante che giocava a dadi, che ha scritto molti libri e ha dissipato enormi quantità di denaro. C'era poi Simone Luzzatto, prominente rabbino e straordinario polemista, che in un momento di crisi scrive un testo a difesa dell'importanza economica degli ebrei a Venezia, facendo rientrare un'espulsione ormai annunciata. Sara Copio Sullam era invece una poetessa, una figura singolare che ospitava nel suo salotto letterario nobili veneziani. Un personaggio particolare fu poi Samuele Nachmias, discepolo di Leone da Modena, che convertitosi al cristianesimo e preso il nome di Giulio Morosini, scrisse il libro "Via della fede" un testo che diede forza alla polemica antigiudaica.

Nel '700 si raggiunge il periodo di massima ricchezza prima della decadenza economica di Venezia. Il secolo di Casanova e Lorenzo da Ponte, nato come Emanuele Conegliano e librettista di Mozart; di due rabbini come Moshè Chaim Luzzatto, il mistico, e Simone Calimani, il tradizionalista e razionalista. Con l'arrivo di Napoleone le porte del Ghetto vennero definitivamente abbattute e gli ebrei furono liberi di vivere al di fuori del Ghetto. Durante l'800 durante la rivolta di Venezia contro gli austriaci, gli ebrei furono in prima fila, dimostrando un senso patriottico senza pari. Il '900 è un periodo tristemente conosciuto, ma ostico da analizzare in modo approfondito, l'ultimo capitolo del libro di Riccardo Calimani si intitola infatti "'Novecento una storia ancora da scrivere" a testimonianza della difficoltà di raccontare un periodo così intenso, a tratti oscuro, con la dovizia di particolari che invece richiederebbe.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

Questo sito utilizza cookie in linea con le tue preferenze. Cliccando sul bottone "Accetta" acconsentirai all'uso dei cookies. Per avere maggiori informazioni sui Cookies e su come eventualmente cancellarli visitare la nostra privacy policy.

Accetto i Cookies da questo sito

EU Cookie Directive Module Information