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Notizie Venezia Cinema - Chavez in Laguna, ambiguità e veleni
13Set2009

Venezia Cinema - Chavez in Laguna, ambiguità e veleni

“Spero che in Italia questo dannato lavoro venga apprezzato e magari faccia venir voglia di vederlo anche agli americani”, così diceva Oliver Stone qualche giorno prima dell’inizio della sessantaseiesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, e il pubblico gli ha dato ragione. 

Accolto con cinque minuti d’applausi alla proiezione esclusiva per la stampa e gli operatori dello spettacolo, a cui era presente anche il leader venezuelano Chavez, il film attrarrà sicuramente il pubblico liberal americano, mentre non piacerà decisamente ad altri a causa delle pesanti critiche al sistema conservative. In South of the border il regista pone l’attenzione sul potere di interdizione e di influenza politica esercitata dai mezzi di informazione americani nei confronti dei governi venutisi a instaurare in Centro e Sud America, a questo proposito gira una serie di interviste ai leader sudamericani, il documentario risulta però decisamente sbilanciato, vista l’ipertrofia della parte dedicata a Chavez rispetto a quelle dedicate a Evo Morales (Bolivia), Lula da Silva (Brasile), Rafael Correa (Ecuador), Ferdando Lugo (Paraguay), Kirchner (Argentina) e Raul Castro (Cuba). Nel mondo di Oliver Stone le sfumature non esistono, Chavez deve per forza essere o il dittatore attaccato pesantemente dal Ex Segretario di Stato, Condoleezza Rice, e dai media americani (nello specifico Fox News e Cnn) o un angelo della democrazia. Troppi i fatti che vengono volutamente ignorati: non si parla dei referendum, che permetteranno all’attuale presidente, in carica dal 1998, di essere rieletto indefinitamente oltre il limite costituzionale, non si parla delle radio venezuelane chiuse perché ostili al governo, dell’unica televisione d’opposizione, la Globovisiòn, a cui stanno cercando di ritirare la licenza, alla legge varata per limitare le possibili manifestazioni di dissenso. Per non parlare degli oppositori politici, esiliati o costretti in galera con l’accusa di corruzione e resistenza a pubblico ufficiale e dei venezuelani che non votano per il governo, apostrofati da Chavez come “Squallidi traditori della patria”. La questione ebraica merita un capitolo a parte. L’antisemitismo da mesi dilaga indisturbato in Venezuela, paese che ha sempre accolto benevolmente gli ebrei. Quest’anno si sono verificati più attacchi ad ebrei e istituzioni ebraiche che negli ultimi quarant’anni: a gennaio la più grande sinagoga sefardita di Caracas è stata attaccata e devastata da un gruppo armato, a febbraio è stata lanciata una granata contro un’altra sinagoga, un professore universitario sempre a gennaio ha scritto un articolo incitando i venezuelani a boicottare le attività commerciali degli ebrei e a confiscare le loro proprietà. A questo proposito potrebbero di certo servire i risultati del censimento del 2005 con cui il governo ha voluto censire tutti gli ebrei del Venezuela. Questa crescente intolleranza è di certo fomentata dalle parole con cui il presidente Chavez apostrofa gli ebrei, considerati “i discendenti degli stessi che crocefissero Gesù, una minoranza che possiede tutto l’oro del pianeta”, e dalle continue invettive contro Israele e l’intervento a Gaza, “un Olocausto” a detta del presidente. Nel suo recente viaggio in Medio Oriente il leader venezuelano ha salutato l’amico di sempre, il colonnello Gheddafi, appoggiandolo ufficialmente nella lotta contro “l’espansionismo sionista di Israele, stato assassino e genocida al servizio dell’imperialismo”. Oliver Stone, che in passato ha diretto oltre a film come ‘Platoon’, ‘JFK’, ‘Nixon’ e anche il documentario ‘Looking for Fidel’, è al lavoro da oltre due anni su un altro personaggio chiave dello scenario internazionale, il leader iraniano Ahmadinejad, incontrato da Chavez proprio sabato scorso. In occasione di quest’ultimo incontro Chavez ha rinnovato la sua stima per il presidente iraniano, rinnovando il suo appoggio per le nazioni rivoluzionarie e i fronti anti-imperialisti, si è parlato di cooperazione economica, di collaborazione militare e di alleanza e supporto sui rispettivi programmi nucleari. Pochi giorni fa il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso un documento secondo il quale Venezuela e Bolivia starebbero aiutando l’Iran ad aggirare le sanzioni imposte dalla comunità internazionale, fornendo uranio ad Ahmadinejad per sviluppare il suo programma nucleare e questo nel bel mezzo della campagna mediorientale del presidente statunitense Barack Obama, volta a una riconciliazione con il mondo musulmano.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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