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Notizie Venezia Cinema - L’opera d’esordio dell’israeliano Maoz
13Set2009

Venezia Cinema - L’opera d’esordio dell’israeliano Maoz

Con la cerimonia d’apertura, condotta dalla madrina Maria Grazia Cucinotta è iniziata ufficialmente la sessantaseiesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Molte le tematiche affrontate quest’anno: Immigrazione, omosessualità, Iran, le lobby delle multinazionali tra tutti i film in gara è destinato a far parlare Levanon (Lebanon), opera d’esordio dell’israeliano Samuel Maoz.

Come “Beaufort” e “Valzer con Bashir”, due dei più importanti film israeliani dell’ultimo decennio, Levanon è basato sugli eventi della prima guerra del Libano, del giugno 1982. Il film, probabile candidato al premio Leone del Futuro -“Luigi De Laurentiis” per la miglior opera prima, affronta il conflitto israelo-libanese letteralmente “dal di dentro”. I protagonisti sono infatti i giovani carristi che, rinchiusi nel loro carro armato, oltrepassano la frontiera libanese per una missione che dovrebbe essere di puro appoggio alle avanguardie di fanteria. Maoz ha alle spalle una grande esperienza nella regia di documentari e programmi televisivi. Egli fu tra i primi soldati israeliani a varcare la frontiera con il Libano nel giugno del 1982 e venne coinvolto nei primi scontri uscendone ferito superficialmente a una gamba, il futuro regista avrebbe rimosso quell’episodio fino a quando, due anni fa, non avrebbe deciso di affrontare di petto la sua memoria personale e quella collettiva della sua generazione, come accadde ad Ari Folman in “Valzer con Bashir” Nell’introdurre il suo film Samuel non può non raccontare una parte della sua storia: “Sono stato arruolato il 19 maggio 1982. Avevo una bella vita ed ero innamorato. Mi assegnarono il ruolo di cannoniere a bordo di un carro armato, il primo ad attraversare la frontiera libanese. Tutto faceva supporre che sarebbe stata una missione di un giorno. Si trasformò invece in un viaggio all’inferno. Non avevo mai ucciso nessuno in vita mia, ma presto diventai una macchina assassina. In quei giorni qualcosa dentro di me morì definitivamente. Mi sono serviti più di vent’anni per raccontare la mia storia, forse se non avessi covato in fondo alla mente questo progetto la mia vita avrebbe avuto un’altra piega e magari sarei impazzito” Da segnalare, nella sezione Fuori concorso, il film “South of the border”, ultimo lavoro di Oliver Stone con cui il regista torna a far parlare di sé scatenando ancora una volta l’opinione pubblica. Lo fa con un documentario su Hugo Chávez, presidente del Venezuela, leader controverso, eroe per alcuni, demagogo con tendenze antisemite per altri.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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