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Tag: Giorno della Memoria
16Gen2017

Giorno della Memoria 2017: il programma completo degli eventi

Conferenza stampa a Ca’ Farsetti per la presentazione del programma dedicato al Giorno della memoria 2017. Presenti all’incontro la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, l'assessore al Turismo, decentramento, rapporti con le Municipalità, Paola Mar, Paolo Navarro Dina per la Comunità Ebraica di Venezia e i rappresentanti delle associazioni facenti parte del coordinamento cittadino per il Giorno della Memoria.

“Ringrazio per il risultato di quest'anno, 43 eventi in programma, la Comunità Ebraica di Venezia e le tante associazioni e istituzioni, - ha affermato la presidente Damiano portando i saluti del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e della presidente della Commissione Cultura, Giorgia Pea – in questi anni hanno contribuito a donare alla nostra Città un patrimonio di riflessioni e di approfondimenti dal valore inestimabile, utile a far crescere il senso civico di tutti noi. Il momento storico che stiamo vivendo è difficile, ciò che accade nel mondo ci spaventa e pone interrogativi, ma ci carica della responsabilità di agire costantemente contro tutti i pregiudizi. Le istituzioni politiche hanno il compito di scuotere le coscienze e di trasmettere il più possibile, soprattutto alle nuove generazioni, un messaggio di memoria”.

“Quest'anno – ha proseguito poi l'assessore Mar – la riflessione è dedicata non solo alla Shoah, ma anche al genocidio dei Rom e degli Armeni, offrendoci un'occasione ulteriore per riflettere. L'analisi si estende poi anche al campo della geografia, coniugandola con l'imperialismo e il colonialismo e con la diffusione del razzismo a Venezia e in Europa, proponendo una visione a tutto campo dirompente. Il nostro compito, sia come rappresentanti delle Istituzioni, che come singoli cittadini, è di riuscire a fare in modo che la memoria di tutto questo non si annebbi. La storia, infatti, si ripete, ma non diventa mai maestra di vita.

Paolo Navarro Dina, consigliere della Comunità Ebraica di Venezia ha voluto ringraziare l’amministrazione comunale sottolineando l’impegno e la collaborazione della Citta di Venezia: “A nome della Comunità Ebraica di Venezia e facendomi portavoce del coordinamento cittadino vogliamo ringraziare il Comune per il lavoro che è stato svolto insieme. Siamo orgogliosi che quest'anno si sia riusciti a coinvolgere la Comunità Armena, (in particolare il 22 gennaio alle 16.30 presso il conservatorio Benedetto Marcello per l’evento “La memoria condivisa: voci del mondo ebraico e armeno) crediamo che sia importante affrontare la Shoah, ma anche porsi domande sul genocidio Armeno in questo considerato il prototipo del genocidio stesso. Questo è un inizio nella prospettiva di allargare la visione e crediamo che su questa strada si debba proseguire".

Un ampio programma di incontri, da metà gennaio fino agli inizi di febbraio, organizzati grazie alla collaborazione tra Comunità Ebraica di Venezia, Museo Ebraico, le associazioni del Coordinamento cittadino e l’assessorato alle politiche culturali. Tra gli eventi da segnalare: il 20 gennaio alle 9.30 con partenza da campo S. Aponal, il percorso di posa di 24 pietre d’inciampo (Stolpersteine) - il 22 gennaio alle 16.30 l'incontro-concerto al Conservatorio Benedetto Marcello ”La memoria condivisa: voci del mondo ebraico e armeno” con Gabriele Nissim, storico e Presidente Gariwo, La foresta dei giusti e Antonia Arslan, scrittrice e saggista - il 26 gennaio alle 15.00 alla Scuola Grande di S. Marco la conferenza "L’ospedale degli ebrei - storie di medici, benefattori e pazienti ebrei nell’Ospedale Civile di Venezia Uno sguardo nel tempo della storia" a cui seguirà la presentazione di una mostra dedicata al contributo dei medici ebrei a Venezia e l'evento dedicato ai Giusti tra le Nazioni con la presentazione di due volumi il 23 gennaio alle 17.00 presso la sala Sansoviniana della Biblioteca Marciana.

Il Museo Ebraico si conferma punto di riferimento per mostre e attività didattiche. Il 13 gennaio alle ore 10.00 l'apertura al pubblico della mostra "Frantz e il Golem" con le tavole originali di Maurizio Quarello per l'opera di Irene Cohen Janca e domenica 15 gennaio alle 17.30 l'inaugurazione della mostra "Volti e storie di una comunità. Ritratti oggetti memorie" con le fotografie di Paolo della Corte, ricerca e testi di Serena Guidobaldi. Il 27 gennaio alle ore 10.30 al Teatro Momo di Mestre la lettura scenica "Cappuccetto Uff", mentre il 29 e il 30 gennaio due incontri con l'autrice Irene Cohen-Janca coinvolta con la sua opera "Franzt e il Golem" in un progetto didattico rivolto al biennio della scuola primarie e secondaria di primo grado.

Segnaliamo inoltre, nell’ambito delle attività educative organizzate dall’Associazione Figli della Shoah Venezia, le testimonianze di Olga Neerman (il 19 gennaio alla Scuola Primaria Visentina e il 9 febbraio alla Scuola Primaria Grimani) e di Franca Polacco (il 26 gennaio alla Scuola Media Einaudi), che si svolgeranno in orario scolastico.

Il programma di eventi culminerà domenica 22 gennaio alle ore 11.00 al Teatro Goldoni con la cerimonia cittadina con gli interventi del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e del presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Paolo Gnignati. A seguire il concerto con le musiche di Ernest Bloch realizzate al pianoforte dal Maestro Massimo Somenzi.

Per il programma completo: www.jvenice.org/gdm2017.pdf

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26Gen2016

Cerimonia cittadina de Giorno della Memoria: Il discorso del presidente Paolo Gnignati

“Massima apertura verso chiunque arrivi, abbia bisogno, e genuinamente, pur volendo mantenere una propria specificità culturale, chieda di essere parte della società, ma altrettanta assoluta fermezza nel riconoscere che vi sono valori, primo di tutti quello della vita di ogni individuo, che sono per noi cittadini italiani di qualsiasi provenienza, incondizionatamente accettati e indiscutibili.
Non è quindi possibile scendere a compromessi con chi non accetta questo principio né con chi distingue tra vita e vita e giunge, per questa via, a giustificare atti di inaudita violenza contro soggetti inermi, vittime di atti di terrorismo cui costretti ad assistere nel mondo. Come cittadini siamo tutti avvertiti e responsabili del nostro futuro che dipende da noi”.
Lo ha affermato il presidente della Comunità ebraica di Venezia Paolo Gnignati, intervenendo domenica in occasione della cerimonia cittadina del Giorno della Memoria al Teatro Goldoni. Di seguito il suo discorso integrale.

Nei due precedenti anni, in occasione del Giorno della Memoria, ho avuto modo di soffermarmi su due figure centrali dell’ebraismo veneziano.
Da un lato il professor Giuseppe Jona, medico illustre, presidente della Comunità, suicida nel settembre 1943, pochi giorni dopo che i tedeschi avevano preso il potere in città ed il presagio di quelle che sarebbero state le future deportazioni acquisiva concretezza. Il suo gesto farà capire a molti la gravità dell’incombente pericolo e permetterà quindi ad alcuni di mettersi in salvo.
Dall’altro la figura del professor Gino Luzzatto, illustre studioso, intellettuale antifascista di riferimento in città, escluso dall’insegnamento in un momento in cui i rettori delle Università di Padova e Venezia facevano a gara a chi mostrava più zelo nella puntuale applicazione delle legge razziali e che, per fortuna, sarebbe riuscito ad entrare in clandestinità, a salvarsi, e quindi a ritornare per riacquisire la cattedra che gli era stata sottratta e divenire il prestigioso rettore di Ca Foscari del dopoguerra, protagonista della rinascita civile della Università e della città.
Due storie con esiti opposti, proprie di persone le quali condividevano l’appartenenza a quella borghesia intellettuale, che, pienamente integrata nella società in cui aveva conseguito posizioni di assoluto rilievo, sentiva particolarmente acuto il tradimento che il fascismo, con le leggi razziali, compiva nei confronti della eredità risorgimentale e dei cittadini ebrei, i quali venivano, prima, emarginati e, poi, perseguitati.
La memoria per essere autentica e completa, non può, tuttavia, fermarsi al ricordo di pur assai illustri personaggi come questi od a quella, pure importante del rabbino capo Adolfo Ottolenghi, deportato ed ucciso nei campi, ma deve cercare di allargarsi ed abbracciare potenzialmente tutte le vittime della persecuzione; ciò, da un lato, per mantenerne individualmente il ricordo e, dall’altro, per meglio cogliere appieno la terribile natura del fenomeno persecutorio.
Ecco allora che è importante ricordare che 246 sono gli ebrei Veneziani i quali furono deportati ed assassinati per mano fascista e nazista, mentre tutti, indistintamente, i componenti della Comunità ebraica furono esposti al rischio della vita.
È detto nella Tradizione ebraica che “chi salva una vita salva un modo intero”, il che significa, d’altra parte, che quando una vita va perduta è un universo che si spegne. Conclusione questa rafforzata se si considera che, sempre secondo la Legge ebraica, quello del non uccidere è uno dei tre precetti che non si possono mai trasgredire, anche in presenza di pericolo di vita.
In una prospettiva ebraica, dunque, c’è un mondo che si spegne per ogni vita, anche la più semplice, che viene perduta.
Nell’ovvia impossibilità di ricordare qui questi 246 mondi vorrei muovere la mia breve riflessione dal nome di due persone la cui deportazione e morte è ricordata con queste parole in una lapide posta dal Circolo ebraico Cuore e Concordia all’ingresso della sinagoga spagnola: Ugo Beniamo Levi e Moise Calimani, vittime inermi di barbarico odio a perenne ricordo di questi modesti ma solerti impiegati della Comunità.
Si tratta di un’immagine nitida: persone semplici ed operose, fuori dalla mischia della lotta politica come del più rarefatto ambiente in cui vivevano personaggi come Jona e Luzzatto, la cui affermazione poteva dare fastidio a molti; eppure anch’essi vennero travolti, senza un motivo, se non quello di essere nati ebrei.
Questa è l’elemento comune alle persone le cui vite, anche a Venezia, a partire dalla retata del 5 dicembre 1943 (poche ore dopo che alla Fenice aveva suonato Benedetti Michelangeli, ci avverte lo storico Levis Sullam), vennero prima sconvolte e poi recise. Si tratta di vite che, nella prospettiva della ideologia totalitaria, dovevano essere spazzate via e dimenticate in vista della realizzazione di quello che si pretendeva essere l’ineluttabile corso della storia.
Singolare e meritevolissimo contrappasso di questa prospettiva è l’iniziativa delle pietre di inciampo che, intelligentemente sostenuta dal Comune, pone presso l’ultima residenza di ciascun deportato una pietra che rievoca il nome che la furia omicida voleva cancellare nonchè il luogo ed il giorno in cui la singola persona è stata presa a forza per andare a morire in Germania, spesso nel giro di poche settimane.
La pietra di inciampo ha il merito di ricordare il nome della singola vittima e così di perpetuarne la memoria individuale; è un antimonumento, perché testimonia – in modo essenziale – la persona ed i fatti e ci costringe a porci domande su come tutto ciò sia accaduto.
Questo è quello che dobbiamo fare oggi per dare, se mai fosse possibile, un senso alla perdita irreparabile che non solo la Comunità ebraica ma anche la comunità civile, è per questo che siamo qui, ha subito.
Al riguardo, giustamente, la legge istitutiva del Giorno della Memoria ci chiama a ricordare anche chi, a rischio della vita, si è opposto ed ha aiutato.
Per fortuna non sono stati pochi se si considera che ogni ebreo che si è salvato quasi sempre lo deve, almeno in parte, ad un atto di generosità di un Italiano che, mettendo a rischio la vita propria e dei propri cari, ha sentito come suo dovere quello di aiutare: qualcuno che ha sentito la forza dell’insegnamento cui accennavo prima e nel momento della scelta, della responsabilità, ha percepito che, effettivamente, chi salva una vita salva un mondo intero e contribuisce a mantenere il mondo, nel suo complesso, migliore.
Al di là del bene ricevuto da chi è stato beneficiario di queste azioni e della gratitudine che come ebrei serbiamo, noi qui siamo a ricordare, come cittadini, queste azioni che hanno il grande merito di aver evitato di consegnare agli studiosi un periodo della storia Italiana che, altrimenti, dovrebbe classificarsi completamente buio e privo di spiragli di ragione.
Penso che al riguardo dobbiamo anche compiere, ma siamo maturi per farlo perché il tempo e gli avvenimenti difficili che stiamo vivendo ce lo impongono, un passo avanti e dirci chiaramente che l’insegnamento che traiamo dal comportamento di questi eroi civili noi lo tradiremmo nel peggiore dei modi se non ne cogliessimo le implicazioni attuali e quindi non riaffermassimo come definitivamente acquisti valori così potentemente affermati dalle loro azioni.
I corollari sono semplici: massima apertura verso chiunque arrivi, abbia bisogno, e genuinamente, pur volendo mantenere una propria specificità culturale, chieda di essere parte della società, ma altrettanta assoluta fermezza nel riconoscere che vi sono valori, primo di tutti quello della vita di ogni individuo, che sono per noi cittadini italiani di qualsiasi provenienza, incondizionatamente accettati ed indiscutibili.
Non è quindi possibile scendere a compromessi con chi non accetta questo principio né con chi distingue tra vita e vita e giunge, per questa via, a giustificare atti di inaudita violenza contro soggetti inermi, vittime di atti di terrorismo cui costretti ad assistere nel mondo.
Come cittadini siamo tutti avvertiti e responsabili del nostro futuro che dipende da noi.

Paolo Gnignati, presidente Comunità ebraica di Venezia

(24 gennaio 2016)

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18Gen2016

Giorno della Memoria 2016. Il programma di Venezia

Conferenza stampa a Ca’ Farsetti per presentare il programma dedicato al Giorno della memoria di quest’anno. Presenti all’incontro il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro; la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano; l’assessore comunale al Turismo, Decentramento e Rapporti con le Municipalità, Paola Mar; la presidente della Commissione Attività e politiche culturali, Giorgia Pea; Paolo Navarro Dina per la Comunità ebraica veneziana e i rappresentanti delle associazioni facenti parte del coordinamento cittadino per le iniziative legate al 27 gennaio. “Quel che è accaduto – ha affermato il sindaco Brugnaro – può non ripetersi solo se affrontiamo i problemi che affliggono la società di oggi. Non possiamo far finta che non esistano. L’amministrazione ha dato tutto l’aiuto possibile per la realizzazione del ricco programma di quest’anno e sarà sicuramente vicina anche all’organizzazione del Cinquecentenario del Ghetto”. Un ringraziamento all’amministrazione comunale è stato espresso da Paolo Navarro Dina, che ha voluto sottolineare l’impegno e la collaborazione dell’amministrazione: “A nome della Comunità ebraica e facendomi portavoce del coordinamento cittadino voglio ringraziare il Comune per il lavoro che è stato svolto insieme. Il risultato di quest’anno supera quello degli anni scorsi”. Un programma ricco di appuntamenti organizzati grazie alla collaborazione tra Comunità ebraica, Museo ebraico, le associazioni del Coordinamento cittadino e l’assessorato alle politiche culturali e che si svilupperanno da metà gennaio fino agli inizi di febbraio in centro storico e in terraferma. Tra gli eventi da segnalare la posa delle pietre d’inciampo (Stolpersteine), percorso con partenza da campo della Guerra il 19 gennaio alle 15.00, l’esperimento dell’associazione Figli della Shoah di aprire al pubblico uno spazio dove proiettare senza interruzioni la testimonianza filmata di Sami Modiano e Liliana Segre alla Biblioteca di Murano il 20 gennaio alle 14.30, la presentazione della mappa interattiva sui luoghi della memoria tra il 1943-1945 a Venezia il 26 gennaio alle ore 17.30 nella sala Tommaseo dell’Ateneo Veneto, l’inaugurazione della mostra “Dalla camera oscura – Il Ghetto di Vilnus” il 26 gennaio alle ore 18.00 presso l’Ikona Gallery in Ghetto nuovo, la presentazione del libro Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia il 28 gennaio alle ore 17.30 nell’aula magna dell’Ateneo Veneto e la presentazione del volume Primo Levi, di fronte e di profilo di Marco Belpoliti il 3 febbraio alle ore 17.00 presso la libreria Sansoviniana. Il Museo Ebraico si conferma punto di riferimento per le attività didattiche. Accanto all’opportunità di visite e laboratori suddivisi per fasce d’età, troviamo l’incontro di Domenica 24 gennaio alle ore 16 al Teatro Villa Groggia con la lettura scenica del “Cappuccetto Uf” di Jean-Claude Grumberg e la performance di danza dal titolo “Hero – Rispetto per non dimenticare il genocidio Rom e Sinti” che si terrà lunedì 25 gennaio alle ore 17.30 al Museo. Il programma di eventi culminerà poi il 24 gennaio alle ore 11.00, nella splendida cornice del Teatro Goldoni, con la cerimonia ufficiale alla quale interverranno il sindaco Brugnaro e Il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati. A seguire il concerto “Progetto Davka”.

Per il programma completo delle iniziative:

www.jvenice.org/gdm2016.pdf

 

Michael Calimani

(Foto di Roberto Ranieri)

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15Gen2015

Incontro tra il Rabbino Capo Rav Scialom Bahbout e il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

Visita del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia alla Comunità Ebraica di Venezia per un incontro privato con il rabbino capo, Rav Scialom Bahbout. Presenti all’incontro il presidente della Comunità Ebraica, Paolo Gnignati, i membri del Consiglio e Amos Luzzatto, ex presidente UCEI. La delegazione ha visitato le sinagoghe, Spagnola e Canton, e il Museo Ebraico per recarsi poi nei locali della Kosher House Giardino dei Melograni dove, alla presenza degli operatori dell’informazione si è tenuta una breve conferenza stampa.

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12Gen2015

Giorno della Memoria 2015 in Laguna

Conferenza stampa venerdì a Ca’ Farsetti per la presentazione del programma dedicato al Giorno della memoria 2015. Un’occasione alla quale sono intervenuti il sub-commissario prefettizio con delega alla Cultura, Sergio Pomponio, la dirigente del Settore Produzioni culturali e spettacolo, Angela Fiorella, Paolo Navarro Dina per la Comunità Ebraica di Venezia e i rappresentanti del Coordinamento cittadino per il Giorno della Memoria.

La programmazione come di consueto non si concentra più nella sola giornata del 27 gennaio, ma coinvolge la Comunità Ebraica di Venezia, il Museo Ebraico, tutte le associazioni e gli assessorati alle politiche educative e giovanili in una fitta serie di appuntamenti, più di sessanta, che si svilupperà fino agli inizi di febbraio in centro storico e in terraferma.

“Come rappresentante dell'Ente – ha affermato Sergio Pomponio - sono orgoglioso di queste proposte che sono il risultato di un patrimonio costruito anno dopo anno da tante associazioni e istituzioni su questioni fondamentali. Sono iniziative utili per far crescere il senso civico e sono anche lo specchio della vitalità e della ricchezza etica di una Comunità. Inoltre servono per richiamare l'attenzione degli amministratori che devono misurarsi su questi temi”.

Affinché non ci si possa rifugiare in una mera ritualità, una particolare attenzione è stata riservata alle attività dedicate alle scuole, con una serie di itinerari educativi, come quelli organizzati dall’associazione Figli della Shoah in collaborazione con le Politiche Educative. In particolare ricordiamo il filmato-testimonianza “Possa il tuo ricordo essere amore - La storia di Ovadià Baruch” che verrà proiettato al liceo Foscarini il 22 gennaio, l’incontro di martedì 29 gennaio con l’istituto superiore Benedetti e Tommaseo “Lasciate partire i bambini! Storie dei Kindertransport” a cura di Marina Scarpa Campos e la testimonianza di Franca Polacco alla scuola primaria S. Francesco di Sales a S. Polo il 3 febbraio.

Il Museo Ebraico rimane il fulcro delle attività didattiche. Accanto all’opportunità di visite e laboratori suddivisi per fasce d’età, troviamo l’incontro di Domenica 11 gennaio alle ore 17 con la Proiezione del film Un-Finished in collaborazione con Centro Pitigliani Roma e l’inaugurazione domenica 18 gennaio alle 18.00 presso l’aula Didattica - Calle del Forno, della mostra “Sinagoga di Zagabria 1867 – 1942 – 2015 in collaborazione con la Comunità Ebraica di Zagabria, Città di Zagabria, Ikona Gallery

Tra gli appuntamenti in programma da segnalare la posa delle pietre d’inciampo (Stolperstein), percorso con partenza dalla Maddalena alle 9.00 e cerimonia di chiusura alle 11.30 a San Servolo, la consegna dell’archivio di Alba Finzi alla Biblioteca Archivio Renato Maestro della Comunità Ebraica di Venezia domenica 25 gennaio alle 10.30, l’evento “Autunno 1943: fuggire da Venezia? Quattro esperienze a confronto alla Scoleta dei Calegheri alle 17.30, la presentazione del libro “I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei 1943- 1945 di Simon Levis Sullam, giovedì 29 gennaio all’Ateneo Veneto. Da ricordare infine alla biblioteca Marciana la mostra “Armin T. Wegner, un giusto per gli Armeni e per gli Ebrei”, aperta al pubblico fino al prossimo 4 febbraio

A coronamento della manifestazione, domenica 1 febbraio al teatro Malibran si terrà la cerimonia ufficiale del Giorno della Memoria caratterizzata dagli interventi di Vittorio Zappalorto, Commissario Staordinario di Venexzia , e Paolo Gnignati, Presidente della comunità ebraica di Venezia. A seguire il concerto “Quatuor pour la fin du Temps, en hommage à l’Ange de L’Apocalypse, qui lève la main vers le ciel en disant: “Il n’y aura plus de Temps” di Olivier Messiaen, drammaturgie e voce narrante a cura di Sandro Cappelletto.

Per il programma completo delle iniziative: www.jvenice.org/programma_gdm_2015.pdf

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04Feb2014

Lo sport come propaganda nazista

Inaugurata al Museo ebraico di Venezia la mostra “Sport, sportivi e giochi olimpici nell’Europa in guerra (1936-1948)” a cura del Mémorial de la Shoah di Parigi. Ad accompagnare l’esposizione si è svolto ieri un seminario caratterizzato dagli interventi di Laura Fontana, responsabile per l’Italia del Mémorial de la shoah, su “Lo sport sotto il Terzo Reich tra discriminazione e dissidenza” e di Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, dal titolo “Esclusione e razzismo nello sport durante l’Italia fascista. I casi dei pugili Leone Jacovacci e Settimio Terracina”.

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03Feb2014

Il ricordo del Porrajmos

La notte del 2 agosto 1944 ad Auschwitz-Birkenau veniva liquidato lo Zigeunerlager, il settore del campo riservato all’internamento di rom e sinti, questa fu solo una delle fasi della tragedia che prende il nome di Porrajmos, il grande divoramento. Nel 2012 Angela Merkel ha inaugurato a Berlino il memoriale dedicato al Porrajmos a poca distanza da quello della Shoah. Incisa sul monumento una poesia di Santino Spinelli, rom abruzzese. Questa notizia che avrebbe avuto senso raccontare a livello nazionale in Italia, venne trasmessa solo sul tg regionale dell’Abruzzo.

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12Gen2014

Posate le prime 12 pietre d'inciampo a Venezia

Dodici pietre d'inciampo per non dimenticare odio e intolleranza. Sono le Stolpersteine, piccole targhe d'ottone della dimensione di un sampietrino realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig a ricordo dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

"Non è certamente la gioia - ha ricordato Demnig - il sentimento che mi spinse a iniziare il progetto delle pietre di inciampo. Ma ogni pietra che viene aggiunta è per me un enorme piacere.  Ad oggi sono 44 mila le pietre depositate dalla Norvegia all’Italia, dalla Francia alla Russia".

 

Oggi alle 11 in campo di Ghetto Nuovo la cerimonia commemorativa per la posa delle prime 12 pietre a chiusura di un percorso che da campo SS. Apostoli, al civico 4470, dove l'artista ha collocato la prima pietra, è proseguito in Rio Terà della Maddalena, Fondamenta dei Mori, Ghetto Vecchio per arrivare infine davanti alla Casa Israelitica di Riposo, luogo da cui vennero deportati 21 ospiti verso i lager nazisti.

Presenti alla cerimonia oltre all'artista, a Marco Borghi dell'Iveser e Sabine Meine del Centro Tedesco di Studi Veneziani, il presidente del Consiglio Comunale di Venezia, Roberto Turetta, l'assessore comunale alle Attività culturali, Angela Giovanna Vettese, il presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Paolo Gnignati. Erano presenti anche Stefano Beltrame, consigliere diplomatico della Regione Veneto, la soprintendente per i Beni Architettonici e Artistici di Venezia, Renata Codello, e una rappresentanza dell'associazione Rom Kalderash.

"Questo è un punto di arrivo, ma anche di partenza - ha ricordato il presidente Turetta - nelle prossime riunioni del coordinamento valuteremo le modalità per portare avanti questo progetto. Nei prossimi 5 anni contiamo di ultimare la deposizione di tutte le pietre di inciampo".

Favorevole fin da subito a questo progetto la Soprintendenza: "Trasformare la memoria e la commemorazione in un’azione attiva - ha spiegato Renata Codello - è l’occasione per un ulteriore coinvolgimento e una più ampia riflessione su ciò che è accaduto".

Dello stesso avviso anche Stefano Beltrame, che ha spiegato come le pietre parlino e raccontino già molto senza dover per forza cadere nella retorica.

Non solo il ricordo degli anziani della Casa Israelitica di Riposo, nell'intervento di Paolo Gnignati, presidente della Comunità Ebraica di Venezia, che ha voluto ricordare anche Ugo Beniamino Levi, impiegato della Comunità, persona mite travolta come tanti altri dalla tragedia: "La memoria è fatta di cose concrete, di persone, di ricordi. Le generalizzazioni ci portano ad astrarre. Nel momento in cui con la coscienza ripercorriamo invece la storia delle singole persone dietro ogni tragedia c’è una singola scelta. La giornata della memoria, che non è degli ebrei, ma della comunità civile fatta di tante associazioni e istituzioni, è un momento di riflessione e di “inciampo” su quello che è successo. Dalla concretezza degli atti di distruzione e di aiuto si deve ricomporre una via per affrontare il presente.  Noi abbiamo l'obbligo del ricordo, ma non ricordiamo per compassione, questo sentimento è distante dal senso del nostro essere qui come ebrei italiani, componente integrante di questa comunità civile".

Le pietre d’inciampo - ha affermato Marco Borghi, direttore dell'Iveser - sono la sintesi e la risposta di una città come la nostra che nel momento giusto è sempre capace di scendere in campo per ribardire che la storia di ieri non deve ripetersi. Queste pietre raccontano la storia di individui, ma ci insegnano soprattutto che le comunità possono essere forti solo avendo memoria.

A seguire l'intervento dell'assessore comunale alle Attività culturali Angela Giovanna Vettese a nome del Comune: "Ricordo un discorso di Bertrand Russell del 1959, gli venne chiesto cosa sarebbe stato importante per sopravvivere nei secoli a venire. Egli affermò che i fatti devono essere conosciuti, rispettati e su di essi basati i nostri giudizi. Le pietre d’inciampo sono un modo per raccontare fatti avvenuti, piccoli e singoli che però insieme raccontano ciò che deve rimanere nella nostra memoria".

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale di Venezia, Centro Tedesco di Studi Veneziani, Comunità Ebraica di Venezia, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser) in collaborazione con Insula, apre le manifestazioni dell’edizione 2014 del “Giorno della Memoria” di Venezia che culmineranno il 26 gennaio alle 11 con la cerimonia cittadina al Teatro Malibran.


Venezia, 12 gennaio 2014/ mc

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04Dic2013

Il testamento ritrovato del prof. Jona

La presentazione del documento l’8 dicembre nei locali della Comunità Ebraica di Venezia

Di Michael Calimani

L’8 dicembre la Comunità Ebraica di Venezia commemorerà, prima alla Sinagoga Levantina e poi in campo di Ghetto Nuovo quelle persone che proprio 70 anni fa vennero deportati da Venezia verso un destino atroce in quanto ebrei. In questa occasione colma di significato verrà presentato alle 11.30 in Sala Montefiore, Cannaregio 1189, il ritrovamento del testamento di Giuseppe Jona, ritenuto perduto fi no ad oggi. Vi proponiamo alcune impressioni della storica Nelli Elena Vanzan che ha riportato alla luce questo straordinario documento.

Durante il tuo lavoro storiografico come sei arrivata a conoscere la fi gura di Giuseppe Jona?

Ti posso dire che occupandomi di storia della sanità ho avuto l’occasione di scrivere sulle vite parallele della Comunità Ebraica e della Comunità veneziana. Nel 1986, inventariando l’archivio dell’Ospedale Civile, ho trovato in uno dei documenti l’indicazione del lascito di Giuseppe Jona: 1684 volumi della sua collezione privata, tra cui alcune preziose opere in parte ereditate dal nonno Moisè Giuseppe Levi e dal padre Moisè Jona, alla biblioteca San Marco dell’Ospedale civile. Per un uomo di scienza e di cultura come Jona i suoi libri rappresentavano un po’ la sua anima.

Qual è stato l’elemento che ha dato l’impulso alla ricerca del testamento di Jona?

Approfondendo la storia della sua vita non ero molto convinta dell’atteggiamento di alcuni storici che trovavano nella depressione le motivazioni che spinsero Jona al suicidio, riducendo così la sua fi gura a quella di un ebreo che sentitosi perseguitato non aveva retto al peso della situazione. Ho cercato quindi di trovare il testamento originale di Jona per riuscire a comprendere meglio la psicologia di quest’uomo. Il primo passaggio è stato recarmi all’Ateneo Veneto, di cui fu presidente nel 1921, e all’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti cercando di capire quali erano stati gli interessi di quell’uomo così partecipe degli eventi culturali e politici della città di Venezia. Quando sei riuscita in fi ne a ritrovare questo documento? Poco più di due mesi fa, ma non voglio svelare nulla per ora. Al momento sto lavorando sulla trascrizione delle sue volontà.

Una piccola anticipazione sul contenuto del documento?

Un elemento interessante che posso anticipare è che per Giuseppe Jona la solidarietà era al di sopra delle differenze di fede, infatti lasciò, parte dei suoi averi non solo ai poveri della Comunità Ebraica, ma, ad esempio, anche ai bisognosi della sua Parrocchia. Da questo si può desumere la statura morale di Giuseppe Jona, un uomo che nel momento estremo ha pensato al prossimo organizzando in maniera estremamente precisa i suoi lasciti prima di togliersi la vita.

Alla luce delle nuove informazioni contenute nel testamento credi che il gesto estremo del Prof. Jona possa essere interpretato diversamente da quanto è stato fatto fino ad oggi?

Penso che il suicidio di Giuseppe Jona si debba considerare come una fi era scelta di opposizione davanti alla barbarie. Un gesto che scosse l’animo di molti che lo conoscevano e che spinse altri a confrontarsi con la realtà storica di quel momento.

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14Mag2013

Avviso al pubblico: il ristorante "Mayim Rabim" (Hostaria del Ghetto) non è Kasher

ATTENZIONE

Si informa che il ristorante Mayim Rabim [ o Hosteria del Ghetto] è stato recentemente riaperto contro la decisione del Rabbino capo di Venezia e senza alcuna sorveglianza da parte dell'ufficio rabbinico stesso.

Il Ristorante pertanto non è assolutamente Kasher

Il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Venezia
Rav Ghili Benyamin

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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