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La prima condotta

La prima condotta

In questa “città senza ebrei”, dove i rapporti apparivano dunque già impostati, ma ancora indistinti, un’importanza tutta particolare rivestì l’anno 1385, anno in cui il Senato concesse la prima condotta a un gruppo di prestatori ebrei di origine tedesca, ammessi a risiedere in laguna. Non si trattava, per la Serenissima, di una decisione improvvisa. Pur impedendo, nel secolo precedente, ogni attività feneratizia nel centro storico, Venezia consentiva già a banchieri ebrei il prestito in terraferma; nel 1382 aveva infatti stretto accordi con prestatori mestrini, ai quali era concesso richiedere interessi tra il 10 e il 12 per cento.

La condotta del 1385 poneva le basi per la formazione di una colonia stabile; a questa seguì la concessione al Lido di un’area per il cimitero. La situazione non era però definita. Solo pochi anni più tardi, con il pretesto di alcune irregolarità riscontrate nella gestione di un banco di pegni, il Senato non rinnovò nel 1397 la condotta, concedendo ai prestatori soggiorni limitati in città con scadenze periodiche. Fu anche imposto il segno sulle vesti: un cerchio giallo sul mantello, poi trasformato in un berretto prima giallo infine, dal 1500, rosso.

La situazione cambiò dopo la sconfitta di Agnadello ad opera della Lega di Cambrai. Dal 1509, infatti, masse di profughi affluirono in laguna, in fuga dai Lanzichenecchi di Massimiliano d’Asburgo: fra questi molti erano ebrei che, fino ad allora, erano vissuti tra Vicenza e Conegliano da dove erano dovuti scappare perché sottoposti alle angherie delle soldataglie tedesche. Essi si rifugiarono in laguna, sparsi da San Cassiano a Sant’Agostino, da San Geremia a San Polo, in numero sempre maggiore, trovando subito una difficile convivenza con la popolazione locale (anche aizzata dai Frati Minori). L’impossibile coesistenza fu una delle cause che spinse alla decisione di rinchiudere gli ebrei in un quartiere ghetti, senza espellerli, ma continuando ad esercitare un controllo sui loro capitali.

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