Domenica, Marzo 26, 2017 /
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Scola Levantina

Scola Levantina

Costruita dagli Ebrei che venivano dai Paesi dell'Oriente nella seconda metà del '500 e restaurata intorno al 1680, è probabilmente l'unica che mantenga quasi tutti i caratteri originari ed è l'unica che sia notevole anche esternamente con le due semplici e severe facciate interrotte da tre ordini di finestre e dalla edicola poligonale, elemento tipico della architettura veneziana, detta "diagò" o "liagò", e che si ritrova anche nelle altre Scole.

Nell'atrio della Scola, arricchito da un pregevole soffitto, leggiamo due antichissime lapidi: " Se tu capirai, o uomo qual'è la tua fine nel mondo e mostrerai pietà con la tua tasca con tacite donazioni, allora il tuo calice sarà pieno di bene e sarai cinto di corona", e la seconda sopra la cassetta con la scritta "Donazione della Compagnia di Pietà e Misericordia". Un'altra lapide è stata posta nel 1884 a ricordo della visita che sir Moses Montefiore fece a Venezia il 1 luglio 1875.

Alla destra entriamo nella Jeshivà Luzzatto, piccola, perfetta sala di studio e di preghiera, trasportata qui dalla sede originale nel secondo '800 e mantenuta intatta nel tempo. È arricchita da varie composizioni poetiche inneggianti a Dio, che formano con le loro iniziali l'acrostico di Elihau Aron Hazach (corrispondenti al cognome "Forti"). Varie iscrizioni poste in epoca recente ricordano che questa casa fu riordinata nel 1950 in onore dei Martiri dei nazifascisti. Sopra il portale leggiamo: "Benedetto chi entra, benedetto chi esce".

Saliti i primi gradini leggiamo la lapide che porta l'acrostico del nome di Dio (simile a quello dell'ingresso di Scola Italiana).

Interno

Di singolare bellezza ed imponenza il pergamo (Tevà) si alza su un alto basamento riccamente lavorato a motivi floreali: altri motivi si attocigliano alle due colonne, che si richiamano a quelle del Tempio di Salomone e che sorreggono un severo architrave, mentre due rampe di scale, dalla morbida linea curva, portano al piano del pulpito.

Si apre qui, con tre ampie finestre e con una pregevole semicupola a conchiglia, quella edicola che abbiamo già notato all'esterno dell'edificio. Sul lato opposto l'Arca Santa (Aron Ha-Qodesh, armadio sacro) contrasta mirabilmente, con la semplicità del suo insieme, al fasto della tribuna. L'Aron è chiuso da un cancerllo di ottone "dono del caro Rabbì Menachem figlio di Maimon Vivante, al Signore nell'anno (Ti ringrazierò con sincerità di cuore) 5546-1786". Sopra l'Aron sta scritto "Sappi davanti a Chi ti trovi", e "m'inchinerò nel palazzo della Tua Santità e ringrazierò il Tuo nome" (Salmi, V, 9).

Sugli sportelli dell'Aron sono incisi i 10 comandamenti e la data: 5542 (corrispondente all'anno 1782 dell'era volgare). Sulla porta vicino all'Aron leggiamo: "In Te, o Signore, ho sperato" (Salmi, XXXI, 2) e sull'arco: "Quanto è degno di riverenza questo luogo, non è altro che la Casa di Dio" (Sogno di Giacobbe) (Genesi, XXVIII, 17). Sulla porta vicino alla Tevà si legge invece la data: 5546 (1786 E.V.) e sull'arco due versetti presi dai Salmi: "Aprite per me le porte della giustizia, in modo che io vi rechi la lode a Dio" (CXVIII, 19). "Questa è la porta del Signore, i Giusti vi entrino" (CXVIII, 20).

In alto sopra la parete d'ingresso, corre il matroneo, chiuso anticamente da grate. Pregevole anche il soffitto in cui sono ripetute le decorazioni lignee e le dorature. I lampadari olandesi, le torciere di ottone ed i bellissimi lumi d'argento appesi attorno all'Arca contribuiscono a fondere i vari elementi che compongono questa sinagoga da cui emanano un fascino ed un senso di raccoglimento del tutto particolari.

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