
-Shabbat nasò-
Venezia Ebraica - Jewish Venice
- A cura di Rav Alberto Sermoneta -
Nella seconda parte della nostra parashà troviamo la descrizione dettagliata della cerimonia dell’inaugurazione del Mizbeach, l’altare dove venivano offerti i sacrifici all’interno del Mishkàn. Questi capitoli, suddivisi per tutti e gli otto giorni, vengono letti in concomitanza con la festa di Chanuccà, proprio perché in essi si leggono le offerte portate dai capi delle dodici tribù in occasione della cerimonia della chanuccat ha-mizbeach (lett. “l’inaugurazione dell’altare”).
Il preambolo alle offerte prende il titolo di birkat Cohanim – la benedizione sacerdotale; essa è composta soltanto da tre versetti, ma che destano in ognuno di noi una sensazione particolare, tanto da commuoverci, ogni volta che essa viene recitata.
Nei giorni feriali, la “birkat kohanim” viene recitata soltanto la mattina, nella preghiera di Shachrìt, mentre nei digiuni, anche in quella pomeridiana di Minchà. Negli Shabbatot e nei Mo’àdìm, viene recitata nelle preghiere di Shachrit e di Musaf, mentre nel solo giorno di Kippur anche in quella di Neilà.
Nella Torà, nella parashà di questa settimana, appunto, troviamo un ordine ben preciso in cui si dice: «Parla ad Aaron e ai suoi figli dicendo loro, così benedirete i figli di Israele dicendo loro: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Rivolga il Signore il Suo volto verso di te e ti renda grazia. Alzi il Signore il Suo volto verso di te e ti conceda la pace. E porranno il mio Nome sui figli di Israele e Io li benedirò”» (Bamidbar 6; 23-27).
La caratteristica di questa benedizione è particolare, poiché per i sacerdoti è un dovere benedire il popolo di Israele, ma essi sono considerati da D-o soltanto il loro tramite.
Una spiegazione particolarmente profonda, viene riportata dal famoso commentatore cabalista “Ben Ish Chaij” (Ha-Rav Yossef Chayim z.tz.l. di Baghdad; 1835-1909) in cui, secondo una interpretazione del Rabbino Izchaq Luria z.tz.l., in cui si dice che il “chesed” uno degli attributi del Signore è chiamato “or – luce”, riguardo le cinque volte in cui la parola “or” viene ripetuta nella “Creazione”. Nello Zohar si insegna che, i Cohanìm vengono afferrati dal chesed e quindi dall “or” poiché, interpretando ciò che è scritto nella Torà «Yaèr A’ panav elekha vi chunnekka» – «rivolga il Signore il Suo volto verso di te e ti renda grazia» (Bamidbar 6; 25).
È per questo motivo che l’ordine ai sacerdoti è quello di benedire il popolo be ahavà – con amore!
Shabbat Shalom,
Rav Alberto Sermoneta





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